Gregorio era la farfalla
Storia semplice di come le cose si possano complicare
IL VENERDI' SERA CON GLI AMICI
Il venerdì sera, solitamente, lo passavo a cuor leggero. Mi è sempre piaciuto il momento della mia vita in cui sono abilitato a "pensare meno", soprattutto quando ti giustifica una convenzione sociale come "uscire con gli amici il venerdì sera". Ho riso veramente di gusto, abbracciando appassionatamente e incondizionatamente, qual si voglia tipo di persona, consiglio, drink ed emozione, lasciandomi trascinare un po' a destra e un po' a sinistra, da tutte quelle battute, situazioni e decisioni, che non dovevo necessariamente scatenare io ma di cui amo far parte. In questo bellissimo limbo travolgente di sottomissione euforica e volontaria, decido di prendere coraggio e assumermi la responsabilità di una singola decisione, una sola mossa che avrei deciso da me stesso per me stesso: decido che sarei andato al gabinetto. Dovete sapere che per me, il venerdì sera, lasciare una situazione comoda e controllata come una chiacchera tra amici, calma e tranquilla, seduti al tavolo, discutendo di argomenti casuali e futili come "l'indispensabile presenza di piccoli elettrodomestici in casa", è davvero difficile. Da una parte è come se sentissi che, anche se passivamente, io stia tenendo silenziosamente le redini di tutta la serata, redini tese, in modo controllato e segreto, che rischiano di strapparsi lasciando tutto libero di trasformarsi in qualcosa che mi mette in soggezione. Avendo dato questa visione, potreste a questo punto rendervi conto di cosa voglia dire per me assentarmi 10 minuti, fare pipi e tornare, scoprendo che in realtà non è affatto così, e che anzi, la mia presenza non ha nessuna rilevanza. Nonostante il mio ingenuo e immotivato egocentrismo, decido che è ora di prendere in mano la mia vita e il mio briciolo di coraggio e lasciare "a briglia sciolta" tutta la situazione per andare finalmente ad urinare.
IL BAGNO
L'infinito corridoio di due metri e mezzo mi porta al bagno, luogo sicuro di quasi silenzio e importanti riflessioni. Guardo le pareti, tutte con piccole mattonelle a mosaico bianche come il pavimento, e noto, accanto a me sulla destra, lo stanco lavandino a cui è stata strappata via, durante l'arco della serata, tutta la carta asciugamano, lasciando soltanto un cilindrico scheletro di cartone grigio cadaverico per terra, ormai zuppo dell'acqua versata sul pavimento. Mi guarda tristemente, so che non vorrebbe che andassi via con le mani bagnate ma purtroppo, dovrà darsi questo dispiacere anche stasera. Decido di avanzare verso l'attrazione principale di un qualsiasi bagno degno di questo nome, il gabinetto stesso, e abbassandomi i pantaloni, inizio a soddisfare i miei bisogni fisiologici. Come di consueto, mentre faccio pipì, la mia attenzione tende a cambiare obiettivo e, in questo caso, il mio sguardo finisce su un quadro che è anche l'unica decorazione del bagno. Con un tratto molto infantile, sul quadro, è rappresentato uno spazio identico al bagno in cui mi trovo, con al centro un gabinetto alla turca, di quelli raso terra per intenderci, a cui è stata allineata sopra una sedia forata su cui potersi sedere per comodità. ho pensato che fosse molto bello nella sua sintesi, e nel momento stesso in cui penso ad un modo per uscire dal bagno con quel quadro senza farmi scoprire, mi rendo conto che non sto più sentendo l'infrangersi rumoroso dell'urina nella poca acqua del gabinetto, e in quel momento mi rendo conto di cosa ho fatto.
IL DANNO
In quei pochi secondi di distrazione, che ho usato giustamente per osservare ed interpretare la cosa più importante che esista sulla faccia della terra, l'arte, mi accorgo che il mio getto ha per un attimo colpito il bordo del gabinetto, privo di tavoletta, contribuendo allo sporco che caratterizzava, in parte, tutto il bagno a quell'ora della notte.
Dopo aver aggiustato il tiro e aver finito i miei bisogni, avendo notato che in fondo il bagno era già sporco, mi limito a tirare lo sciacquone, che scarica rumorosamente i miei liquidi giù nelle fogne in modo molto aggressivo come a rimproverarmi, e lavarmi le mani al lavandino.
A lavaggio terminato, saluto quello che resta del povero rotolo asciugamani sul pavimento, strofino i palmi delle mai sui jeans per rimuovere l'ultima acqua residua e con una mano mi presto ad aprire la porta, poi mi blocco.
LA COLPEVOLEZZA
Una cosa simile ad un brivido in testa che potrei forse definire "pensiero", mi fa rimanere per un attimo immobile a riflettere. Rilascio con calma la maniglia che avevo ormai quasi del tutto abbassato, decidendo di rimare qualche altro minuto nel bagno a pensare: "sono colpevole?" In fondo sapevo di esserlo. Non solo avevo contribuito a sporcare il bagno, ma avevo anche fatto finta di niente pur di non pulire il mio e, inevitabilmente, lo sporco degli altri. Iniziavo a giustificarmi con domande e risposte del tipo:"E una questione di igiene? Sicuramente, ma in fondo non è anche una questione di vergognoso orgoglio? Forse, insomma, perchè io avrei dovuto pulire per conto di tutti quelli che hanno sporcato prima di me. Sono davvero così tanto nel torto?" Iniziavo finalmente a concepire la mia innocenza ma, necessariamente, volendo mantenere pulita la mia reputazione, per coerenza, non avrei certo potuto addossare la colpa alla persona che ha sporcato prima di me che a ritrovato verosimilmente all'incirca le stesse condizioni igieniche nel bagno, o la persona prima di lui, che aveva la mia stessa, limpida, pura e ferrea morale. Tutt'ad un tratto, risalendo quasi inconsapevolmente ai frequentatori del bagno quella sera, arrivo finalmente all'origine di tutto, alla fonte della colpevolezza, all'origine del "male".
GREGORIO ERA LA FARFALLA
Era chiaro, dopo tutti i miei frenetici e rabbiosi ragionamenti, che all'origine di tutto c'è un bagno, questo bagno, limpido, profumato di grassatore al sapone di Marsiglia e candeggina, privo in qualunque modo di urina, e una persona, un essere, che, mi piace pensare consapevole e perfettamente cosciente, decide di sporcare, probabilmente per frustrazione, un gabinetto che lo ha accolto, abbracciato e consolato.
Insomma, se una farfalla dall'altra parte del mondo, solo sbattendo le ali, può generare uragani e tempeste qui da me, la condizione igienica di questo bagno è solo l'inizio di una serie inevitabilmente violenta e irrefrenabile di condizioni atmosferiche terribili in Nuova Zelanda causate dall'urina di questa persona: Gregorio, Gregorio era la farfalla. Dopo aver reso molto più facile scaricare tutte le terribili colpe esistenti nel mondo dando il nome alla persona incriminata, decido che era il momento per me di tornare, a testa alta e ragionevolmente innervosito, al mio tavolo.
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